Signora

 

Siamo solo Semi che germogliano nelle Terre del Tempo

Siamo solo Semi che germogliano nelle Terre del Tempo

Ti chiamavo così quando ti ho conosciuto nella classe dell’ultimo piano di quell’edificio così particolare in cui quasi tutte le generazioni di questo piccolo paesino si sono recate per apprendere i principi della vita.

Le lettere dell’alfabeto, i numeri arabi, la matematica, il disegno, la musica e la geografia.

Lì la mia mente di bambino, pieno di interesse e di curiosità per un mondo che visitava da pochi anni, è entrata in contatto con la tua, matura, severa, austera, formatasi in un mondo diverso, più duro, ricco di stenti, di difficoltà enormi.. un mondo in cui c’era la guerra e le persone per necessità si aiutavano l’un l’altra, nel rispetto di cercare una soluzione reale a un problema che era più grande di quegli sterili egoismi che oggi ci tengono quasi tutti su sponde diverse.. un mondo diverso, lontano, remoto, come il passato che mi insegnasti a utilizzare, Delelma.

E’ passato tanto tempo, tanto, tantissimo tempo…

Io sono cresciuto e tu anche, cresciuta sopratutto nell’autorevolezza che hai acquisto, nel riferimento stabile che sei stata nella mia vita di ragazzo.. sì, di quel ragazzo che tu hai sempre cercato di indirizzare e con cui ti sei spesso intrattenuta a parlare dei massimi e minimi sistemi che regolamentano la vita degli umani.. della politica di sinistra che insieme abbiamo visto quasi morire, e delle pecche di una destra che non vorremmo mai nemmeno pensare di poter votare.. riconoscendone le eccellenze, così come noi siam sempre stati inclini a fare per tutto ciò che si elevava dalla condizione di ignoranza che tu hai combattuto con una forza che non oso poter riuscire a descrivere e riportare.. una volontà e una consapevolezza indistruttibili le tue, una convinzione che non hai messo da parte, mai.. nemmeno quando gli anni son divenuti molti e quando il corpo si è indebolito ed è stato meno vigoroso nel sostenere questa tua mente, che io ho amato fino da quel primo giorno e di cui mi sono nutrito per dare energia ai miei percorsi terreni e per trovare sostegno nei miei ammonimenti e nelle mie azioni..

Sostegno che tu non mi hai mai negato, e che anzi mi hai concesso sempre in modo chiaro e diretto.

Un sostegno che mi è servito tanto e che io ho sempre cercato di mettere al servizio di una comunità che conosce poco il valore di un impegno, che spesso sa solo vedere il merito dei clienti e poco quello di chi invece sposa in ogni istante l’ideale che ama.

E dicono che al mondo non ci sono più gli ideali…

Che abbiano almeno la decenza di parlare per sé.

Tu sei stata e sei il mio ideale, la mia Maestra di Vita, anche se forse di vita, in un certo senso, ne ho vissuta più io di Te…

Tu sei sempre stata un punto fermo, una porta mia personale per entrare nell’universo della cultura e soggiornarvi insieme ai tuoi sermoni carichi di pathos e di partecipazione, di gioa, che trasudavano l’autenticità di un amore che nessuno potrà mai insegnarti, e che io sento il dovere morale più grande di provare a trasmettere, per qui libri che sono il fondamento di ciò che noi consociamo e che siamo e che forse un giorno saremo.. quei libri che tu hai collezionato leggendoli tra le righe, accatastandoli su tavoli e librerie, facendo sì che la tua casetta, in cui mi offrivi il pane e l’acqua, ne fosse completamente vestita come se davvero altro non dovesse servire a un uomo, in questo caso a una Grande Donna, per orientarsi e muoversi in questo sistema che nel frattempo ha esteso i suoi accampamenti fino ai bastioni di Marte.

Molti momenti ci hanno legato, molte notti insonni, che poi abbiamo entrambi imparato a rendere un po’ più di riposo e meno di indagine maniacale delle pieghe della Verità, quella con la lettera maiuscola che studiavano gli antichi, quella che gli uomini di fede riconoscono a Dio.. una Verità in cui ognuno dovrebbe trovare protezione e asilo, anche se così non è.

Moltissimi sono stati i nostri dialoghi mentre ricordavamo Platone, moltissimi, sì…

E oggi diverranno eterni con il beneplacito di un saluto che tutta una comunità vorrà darti, unita da un messaggio che non si può non capire, una poetica che non si può mal interpretare, uniti da una forza che nessuno di noi oggi potrà ignorare.

La tua, Delelma, quella che abbiamo conosciuto vedendoti nella nostra Scuola a educare i nostri nonni, i nostri genitori, noi, e quello che noi riusciremo a raccontare ai nostri figli.

Abbi un viaggio sereno che sia mite all’interno dei nostri cuori disorientati.

C’è chi davvero non ti dimenticherà mai…

A

 

 

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